Blog “pro ana” e siti web “pro anoressia”. Due note di approfondimento sul fenomeno.

La chiusura di un blog “pro ana”, ovvero un sito web, che insegnava a diventare anoressiche e la denuncia per istigazione al suicidio dell’amministratrice dello stesso nel mese di novembre 2017 ha portato nuovamente alla ribalta e con rinnovato vigore il fenomeno dei siti e blog “pro ana”, “pro anoressia”.

I soggetti che gestiscono questi blog o account sui principali social network unitamente a coloro che frequentano questi luoghi virtuali cercano qualcosa. Ma che cosa?

Questo fenomeno è in preoccupante aumento e la pratica clinica ci mette davanti al fatto che tra i 12 e i 25 anni l’anoressia è la prima causa di morte nella popolazione femminile. Muoiono più donne di anoressia che di incidenti stradali.

Cosa avviene?

Nella fase di “onnipotenza anoressica” il soggetto non si percepisce malato, anzi, vive una condizione di beatitudine con il sintomo. Alcune di queste persone, attraverso le nuove possibilità che la tecnologia ci mette a disposizione, iniziano a decantare le presunte meraviglie di questa scelta di vita, di questa causa alla quale si votano. Le ragazze, ma anche i ragazzi, si fotografano allo specchio, postano le immagini dei loro pasti, raccontano di come sia possibile sopravvivere con un bicchiere d’acqua, una foglia d’insalata e una mela al giorno. Ci troviamo di fronte a persone che ostentano una grande sicurezza e onnipotenza, ma che nascondono una grande fragilità e che hanno bisogno di aiuto, sia chi amministra il blog o la pagina social, sia chi lo frequenta.

Una logica patologica nei blog “pro ana”

La ricerca della magrezza diventa un ideale, non vi è un limite di peso al quale il soggetto vuole arrivare, “ancora uno” “ancora un po’” “ancora ancora” e si viene risucchiati in un vortice senza fine. Si punta ad un assoluto che non ha aderenza alla realtà, ad un ideale che si può raggiungere solo con un programma di grafica in un mondo virtuale, non con un corpo reale. L’astensione dal cibo, il contrasto del senso di fame, la strenua resistenza vengono esaltate e con altrettanta caparbietà allontanati tutti coloro che cercano di interrompere questo circuito (familiari, amici). Qualsiasi momento di cedimento è violentemente condannato, il soggetto viene colpevolizzato come debole, inetto a perseguire la causa anoressica, trattato come un traditore.

Blog, profili social e forum

I blog e profili social realizzati da una persona sembrano configurarsi come l’espressione del mondo privato di quel soggetto dove il culto dell’anoressia, del corpo magro, dell’immagine perfetta vengono esaltati nella logica patologica che caratterizza questo sintomo, ovvero il palesarsi dell’onnipotenza anoressica.
Nei forum non è presente un vero e proprio gestore unico, ma più soggetti discutono insieme di un tema, “come dimagrire più velocemente” o “come non far accorgere i genitori di quanto sta accadendo” o “quali sono i diuretici più efficaci”, portando all’autoalimentazione di idee distorte e malate.

Leggere fra le righe

Osservando questo fenomeno fra le righe è possibile notare come sia presente nelle diverse interazioni fra questi soggetti anche una forma paradossale di richiesta di aiuto, di attenzione, di dialogo, di relazione, uno spazio dove condividere anche il proprio dolore e la fatica. Ci troviamo dinnanzi a soggetti che hanno bisogno di aiuto e di fermarsi per interrogarsi su quanto sta accadendo loro.

Come intervenire per meglio gestire il fenomeno “pro ana”?

Non è facile rispondere a questa domanda. Gli interventi repressivi possono avere un’utilità nei confronti di coloro che vogliono speculare su questa ricerca di magrezza, ma, spesse volte, i soggetti che aprono questi siti “pro ana” sono persone, a loro volta, in difficoltà, che necessitano di aiuto e di cure. Sono persone che mettono in pericolo la propria vita, oltre che quella di altri.

Ma come capire qual è il confine fra patologia e “normalità”? Sia chi amministra il blog o la pagina social, sia chi lo frequenta, nasconde una grande fragilità e che ha bisogno di aiuto.Che differenza esiste fra il sito di un personal trainer che invita i suoi clienti ad assumere determinati integratori o a seguire una determinata e rigida condotta alimentare da lui proposta per modificare la propria massa muscolare, un nutrizionista che propone un regime alimentare che poi viene portato all’eccesso dal soggetto, una ragazza di poco maggiorenne che descrive come lei fa a non ingrassare e sopravvivere con solo un pasto scarno al giorno? L’eccesso può condurre allo sviluppo e al perpetuarsi di una patologia, ma come individuare la linea di confine?

Come fare prevenzione da siti e blog “pro ana”?

La prevenzione parte dal basso. Tutti possiamo fare prevenzione, ciascuno secondo le proprie competenze: genitoriali, educative, cliniche. Un genitore che si offre al figlio come spazio di parola sta facendo, a suo modo, prevenzione. Un educatore che tiene dei corsi per imparare un utilizzo più sano dei social network sta facendo prevenzione. Un clinico che parla dei disturbi alimentari ad una conferenza, sta facendo prevenzione, oltre che informazione.

Sviluppare una capacità critica

È fondamentale che i nostri ragazzi imparino a porsi sempre criticamente di fronte a ciò che leggono, qualsiasi sia la fonte, dal sito web anonimo alla grande pubblicazione scientifica. Nulla sostituisce la propria capacità di giudizio e il confronto con l’altro. Non bisogna aver paura a chiedere aiuto, a dire di non sapere, a parlare con adulti o professionisti di fiducia di qualcosa che ci appare strano o, comunque, degno di attenzione. Nessuno può pensare che questo dei siti web e blog pro ana sia un problema che non lo tocca perché, se non ci tocca direttamente, ci tocca in quanto esseri umani.

I siti “pro ana” possono metterti in difficoltà e farti sviluppare un disturbo alimentare, ma è possibile allontanarsene e guarire. Puoi affrontare e superare questa problematica parlando con una specialista preparata che ti aiuterà stando al tuo fianco senza giudicarti.

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Dott.ssa Valentina Carretta
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