Quali sono le cause dei disturbi alimentari? Scopriamolo insieme.

I disturbi del comportamento alimentare sono malattie complesse di natura psicologica, le cui cause sono multifattoriali e i cui effetti possono portare a gravi ripercussioni sullo stato di salute fisica e mentale, sulle relazioni sociali e possono condurre, nei casi più gravi, anche alla morte.

Quali fattori? Quali le cause?

Volendo parlare di macro categorie, potremmo identificare tre classi di cause correlate le une alle altre:
Fattori di rischio o predisponenti
Fattori scatenanti o precipitanti
Fattori perpetuanti o di mantenimento

Ciascun soggetto, narrando la propria storia, è possibile che giunga a dire quali sono stati per lui i fattori che possono averne aumentato oltremodo la sensibilità attorno al “discorso alimentare”, individuando qual è stato l’evento, il momento, che segna un prima e un dopo, ovvero l’avvio del disturbo alimentare, fino ad evidenziare quali siano, nell’attualità, le componenti che non consentono di lasciar andare il sintomo.

Proviamo a fare un esempio: una ragazza in età adolescenziale che si confronta con le amiche e con i cambiamenti puberali (fattore di rischio: un’età particolare nella quale il corpo, per una ragazza, comincia ad essere in primo piano e a catalizzare su di sé un’attenzione nuova) riceve la confidenza della madre “non ho divorziato da tuo padre perché sei nata tu” (fattore precipitante: adesso che la ragazza sta raggiungendo la maggior’età e quindi, in caso di divorzio, vi sono meno vincoli, viene messa sulle spalle di questa ragazza una responsabilità che va al di là di lei, ovvero tenere unita la coppia genitoriale). Considerando il sintomo (anoressia), in ottica psicoanalitica, come una possibile soluzione paradossale adottata dal soggetto per far fronte a qualcosa sentito come maggiormente pericoloso (divorzio dei genitori), è verosimile che il soggetto non voglia separarsi dal sintomo (fattore di mantenimento: il sintomo anoressico tiene unita la coppia genitoriale per la preoccupazione della salute della figlia). Risolta la patologia, i genitori non avrebbero più motivo per stare insieme.

Questa vignetta clinica vuole, mediante una semplificazione eccessiva, a solo scopo esemplificativo, aiutarci nell’approcciarci ai disturbi del comportamento alimentare in modo nuovo, con rispetto, in posizione di ascolto. Di ascolto di quelle logiche che sottendono a queste patologie caratterizzate dall’ossessione per l’immagine corporea, il peso, il cibo.

Anoressie e bulimie: al plurale

Quando parliamo di anoressia, bulimia, obesità parliamo di realtà fenomenologicamente simili (corpo magro, corpo grasso, vomito…), ma profondamente diverse e declinate da ogni soggetto in maniera estremamente singolare. Non c’è un’anoressia uguale all’altra. Non c’è una persona uguale all’altra.

Il senso e l’utilità che il sintomo ha nella storia di quel soggetto e di quella famiglia è qualcosa di estremamente soggettivo e che viene decifrato dal soggetto, seduta dopo seduta, srotolando il filo rosso degli eventi e delle sensazioni.

Mi preme nuovamente sottolineare la multifattorialità che risiede alla base dell’insorgenza dei disturbi alimentari per non incorrere, anche solo lontanamente, nell’ipotesi che vi sia una colpa genitoriale che porta necessariamente all’anoressia, alla bulimia o all’obesità. Ci troviamo dinnanzi a patologie estremamente complesse e articolate che non possono essere ridotte ad una simile equazione. I genitori non sono la causa del disturbo alimentare, ma la prima risorsa disponibile, se si implicano nel percorso terapeutico. Per approfondire il ruolo importante che i genitori possono avere mi permetto di rimandare all’articolo ““Noi siamo al tuo fianco! … ma che fatica” familiari e amici a confronto con i disturbi alimentari.”.

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Dott.ssa Valentina Carretta
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