Quale legame fra peso e autostima? Il difficile rapporto con la bilancia.

La bilancia dice la verità sul peso? Possibile che la mia autostima sia così legata al mio peso?

Sfatiamo immediatamente due miti:

1. la bilancia non dice tutta la verità!

2. il tuo valore non dipende dal tuo peso!

Ho scelto di redarre questo articolo e di soffermarmi su questo argomento perché spesso emerge in seduta e tocca trasversalmente sia le donne sia gli uomini.

Siamo tutti amici/nemici della bilancia

Nei disturbi alimentari vi è un’importanza eccessiva data al peso, l’autostima è strettamente legata, se non addirittura determinata, al numero che appare sulla pesapersona e il tono dell’umore e l’intera giornata dipendono dal verdetto della bilancia.

Quale legame fra peso e autostima? Il difficile rapporto con la bilancia.Una dinamica simile appartiene però un po’ a tutti noi. Vi sarà capitato di sentire amici e parenti affermare “durante le vacanze ho messo su due o tre chili, quando torno a casa mi metto a dieta” oppure “devo proprio darmi una regolata con il mangiare perché non entro più nei vestiti” e frasi simili.

Se chiediamo a Google quali sono gli argomenti più ricercati sul motore di ricerca, soprattutto dopo le vacanze natalizie e pasquali, scopriremo che, gran parte degli italiani, cerca frasi tipo “come perdere peso velocemente” e “tabella peso forma per età”, unitamente ad ogni tipo di stratagemma per veder scendere il numero sulla bilancia: “saltare la corda fa dimagrire?”, “camminare fa dimagrire le gambe?”, ….

Il rapporto con se stessi e l’autostima passano anche dal peso

Sentirci maggiormente a nostro agio con il nostro corpo ci consente di sentirci meglio come persone e innalza la nostra autostima. Entrare in vestiti che magari non mettevamo da tempo e magari perdere addirittura una taglia, … tutto questo ci consente di sentirci meglio anche nelle relazioni sociali. Pertanto è bene non trascurare il nostro peso, le nostre forme corporee, ma senza eccedere. Diventa importante non nel legare a doppio filo la nostra autostima al peso, ovvero al numero che ci restituisce la bilancia in quanto questa, spesso, mente.

Peso, autostima, bilancia: il termometro del nostro umore?

Abbiamo visto come avere un peso piuttosto che un altro, vedersi allo speccio in un modo piuttosto che in un altro, vedere sulla bilancia un numero che gradiamo più di un altro, possa fare bene alla nostra autostima, ma quali sono gli altri elementi che fanno bene alla nostra autostima? Cosa ci fa stare bene? Cosa ci fa sentire bene con noi stessi?

Cosa significa che la bilancia mente?

Le bilance che abbiamo in casa restituiscono generalmente un solo valore numerico (es. 58,9 o 65,8 o …), ma non ci dicono nulla di come sia fatto quel numero, non ci aiutano a capire la nostra composizione corporea fino in fondo (anche quelle che mandano i risultati sull’app non sono veritiere in quanto il vero esame bioimpedenziometrico va svolto con uno strumento professionale e in posizione sdraiata). Sapere che in quel 58,9 c’è una massa muscolare pari al 50%, una ritenzione idrica del 20% e una massa grassa del 30%, è ben diverso dallo stesso 58,9 dove la massa muscolare è pari al 20%, la ritenzione idrica è del 30% e la massa grassa è del 50%. Chiaro noh?! I due soggetti pesano entrambi 58,9 kg, ma hanno due fisici profondamente diversi, il primo è molto più atletico e tonico del secondo.

Quale legame fra peso e autostima? Il difficile rapporto con la bilancia.In questo articolo ho cercato di sintetizzare il concetto molto rapidamente, ma in seduta con i miei pazienti dedichiamo molto tempo a comprendere cosa sia questo peso e, inoltre, mi avvalgo anche della collaborazione di una biologa nutrizionista, per coloro che ne fanno richiesta, al fine di prendere sempre maggiore confidenza con questo peso e con questo corpo affinché divenga un alleato e non più un fardello (per approfondire come possa essere utile per il paziente il lavoro congiunto fra psicoterapeuta e nutrizionista mi permetto di rimandare all’articolo Psicologo e nutrizionista: la rete nel trattamento dei disordini alimentari dove troverete anche un podcast e un interessante video).

Qual è il peso che va bene per me?

Quello che ti senti meglio addosso! Esistono tutta una serie di tabelle mediche che ci dicono in base all’età, sesso, peso e altezza quanto dovremmo, all’incirca, pesare per non portare in sofferenza clinica il nostro corpo, ma questo discorso non può essere slegato da quello psicologico.

Riferimenti clinici: la parola a Hilde Bruch

Già Hilde Bruch (psichiatra statunitense, nota soprattutto per i suoi studi sull’obesità e sui disordini alimentari) nel 1977 sosteneva come fosse importante non fermarsi al numero indicato dalla bilancia e, a tal proposito, riportava le sue riflessioni in merito alla storia di una sua paziente obesa affermando che “per quanto se ne sappia, la paziente [pur rimanendo in una condizione di sovrappeso, n.d.a.] aveva vissuto una vita soddisfacente e nessuno può dire se, mantenendo il suo peso a livello inferiore, le sarebbero stati risparmiati i dolori articolari e una modesta ipertensione. Ma stando a dieta si sentiva turbata; invece, se manteneva il suo peso al livello ‘preferito’, sia pure elevato, si sentiva meglio ed era più attiva” (Bruch H., 1977, “Patologia del comportamento alimentare. Obesità, anoressia mentale e personalità.” Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, p. 152), sottolineando quindi che il benessere psicologico del soggetto non sta nella normalizzazione del peso, ma nella soggettivazione del peso, ovvero nel fare i conti con il peso che si ha e con i pregi e i difetti che il nostro fisico ha.

Piani alimentari che promettono risultati veloci e la googolata “dieta per perdere peso velocemente” sono veramente efficaci?

Voi cosa ne dite? La mia esperienza personale, quotidiana, non tanto clinica, mi porta ad osservare come diverse persone sovrappeso o obese non facciano spesso particolare caso alla loro mole e non tentino di modificare il loro peso, al contrario, lo sfoggino quasi come come protesta nei confronti di un discorso sociale che ci vuole tutti omologati. Stessa osservazione potremmo farla anche su quei soggetti che fumano e non si domando perché lo stiano facendo, ovvero quanto sia desiderio di fumanre e quanto una dipendenza, uno strumento per gestire l’ansia. Come mai? Possibile che un certo peso e una certa mole abbiano una funzione nella vita di quel soggetto?

Come rapportarsi con la bilancia allora?

Quale legame fra peso e autostima? Il difficile rapporto con la bilancia.Faccio mie le parole di Hilde Bruch la quale afferma che “tendo a dubitare che sia lecito impostare tutto il problema dell’obesità sulla presunzione che un preciso rapporto altezza/peso e tessuto grasso/tessuto magro sia ‘normale’ per tutte le persone per il solo fatto di essere riscontrabile nella maggioranza” (Bruch H., 1977, “Patologia del comportamento alimentare. Obesità, anoressia mentale e personalità.” Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, p. 150-151).
Personalmente ritengo che il rapporto che ciascuno instaura con il proprio peso, il proprio corpo, la propria immagine abbia un valore intrinseco importante, da comprendere, rispettare e dialettizzare tant’è che in seduta, spesso ci soffermiamo sul comprendere la funzione di questo corpo, il messaggio che porta con sé un corpo sovrappeso o sottopeso.

Qual è il rapporto che intrattieni con il tuo corpo? La bilancia è una tua amica o una tua nemica? Quanto si lega la tua autostima al peso che la bilancia ti restituisce?

Un breve video sul tema “Il peso sulla bilania sarà vero?”

 

Se desideri approfondire l’argomento, mi permetto di consigliarti i due testi qui sotto dove troverai una chiara e semplice introduzione a queste tematiche, tanti esempi, spiegazioni e strumenti utili per comprendere meglio queste patologie.

Guida per genitori disorientati di fronte ai disturbi alimentariObesità, sovrappeso e disturbi alimentari: una lettura psicoanalitica


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Dott.ssa Valentina Carretta