Anoressia e gravidanza. Se sono anoressica posso avere un bambino?

Anoressia e gravidanza, anoressia e maternità possono coesistere? Quali sono le conseguenze di una gravidanza per una persona che soffre di anoressia? E per il feto? Una donna anoressica può aspirare alla maternità o vi sono troppi rischi?

Anoressia in gravidanza: riferimenti scientifici

In data 24 marzo 2022 è apparso sulla rivista The Lancet Psychiatry un interessante articolo a cura dei ricercatori del Center for Women’s and Children’s Mental Health della Monash University di Melbourne, Australia, dal titolo “Management of anorexia nervosa in pregnancy: a systematic and state-of-the-art review” (“Gestione dell’anoressia nervosa in gravidanza: una revisione sistematica e all’avanguardia”) . In queste pagine si sottolinea come l’anoressia in gravidanza sia associata a rischi importanti, se poco riconosciuti e sottogestiti, sia per la madre sia per il bambino e come la gestione dell’anoressia nervosa in gravidanza richieda un approccio multidisciplinare.

L’approccio multidisciplinare si rende necessario in quanto l’anoressia potrebbe influenzare diversi aspetti (la gestazione, il parto e la salute del nascituro) in quanto espone la donna a problematiche sia di tipo medico (carenze vitaminiche e nutrizionali, …), sia di tipo psicologico (depressione post partum, ansia, …).

Donne anoressiche in gravidanza

Nell’articolo “Sono bulimica e sono incinta” avevamo già visto, in linea generale, quali difficoltà potrebbe incontrare in gravidanza una donna che soffra di un disturbo alimentare – mi permetto quindi di rimandare a quella pagina per approfondimenti – così adesso vorrei scendere maggiormente nel dettaglio per quanto riguarda lo specifico dell’anoressia.

Anoressia e gravidanza. Se sono anoressica posso avere un bambino?

La gravidanza porta con sé profonde e rapide modificazioni sia nel corpo (aumento delle dimensioni corporee con conseguente cambiamento della propria forma e immagine corporea, …) sia nella mente (maggiore ansia, paura, nervosismo, …), nelle abitudini e nei ritmi quotidiani, nello stile alimentare e nel rapporto con il cibo, …; comporta uscire da schemi già testati e consolidati, quindi richiede di uscire, necessariamente, da una zona di comfort rassicurante.

I cambiamenti, soprattutto quelli repentini (vi assicuro che nove mesi passano in un lampo), possono essere difficili da gestire e far emergere conflitti inconsci prima latenti o accentuare ansia e stress già presenti o, semplicemente, nascosti sotto il tappeto. Il cambiamento corporeo può essere considerato un fattore di vulnerabilità per l’acuirsi o il recidivare dell’anoressia a causa del difficile processo di elaborazione dell’immagine corporea che aumenta incarnando il timore più grande del soggetto anoressico ovvero aumentare di peso.

Anoressia e gravidanza: conseguenze?

Un articolo apparso sul Journal of Psychopathology, official journal of the Italian Society of Psychopathology, a cura dell’equipe della Clinica Psichiatrica, Policlinico Universitario, Università di Udine, dal titolo “Effetti della gravidanza sull’immagine corporea e sui disturbi alimentari” riporta come “in presenza di disturbi alimentari conclamati vi sia un rischio aumentato di prematurità, di basso peso alla nascita, di aumentata mortalità neonatale e di alterazioni fetali non meglio specificate”.

Ciò che l’esperienza clinica mi ha permesso di vedere in questi anni è, ad esempio, che, certamente, la pratica continua del vomito autoindotto (o meno) crea degli importati squilibri elettrolitici già in uno stato di assenza di gravidanza, tanto da condurre le pazienti anche in pronto soccorso, e, ancor di più quando sono in dolce attesa. La messa in atto di comportamenti volti al controllo del peso (restrizione alimentare, vomito, lassativi, eccessiva pratica sportiva, …) non porta solo ad un importate calo ponderale nella donna e a squilibri di varia natura, ma anche ad una inadeguata crescita e sviluppo del feto.

Dottor Google

Alcune mie pazienti mi hanno riferito di aver cercato su Google, prima di pensare di contattare uno psicologo psicoterapeuta, voci come “anoressia e gravidanza forum” per conoscere le esperienze di altre donne e trovare rassicurazione, ma, al contrario, questa azione le ha gettate in un’angoscia ancora più profonda in quanto si sono trovate davanti fonti poco attendibili, poco rassicuranti, non certamente scientifiche e, soprattutto, non in grado di rassicurarle sulla loro specifica situazione personale.

Dottor Google non può assisterci su un tema così delicato.

Effetti della gravidanza nelle donne anoressiche

Torniamo pertanto all’interessante articolo del Journal of Psychopathology dove possiamo leggere come secondo alcuni autori la gravidanza potrebbe “esacerbare la sintomatologia anoressica per le rapide variazioni di forme e di peso”, mentre, secondo alcuni altri “la gravidanza sarebbe associata a miglioramenti temporanei nel periodo gravidico, per poi riesacerbarsi successivamente”.

Vedete quindi bene come, anche andando a leggere pubblicazioni scientifiche, non sia possibile trovare il nostro “caso” al di fuori di noi. Per trovare la nostra particolare situazione possiamo solo interrogarci nel nostro intimo facendoci aiutare da uno specialista.

Anoressia e gravidanza: rischi ai quali prestare attenzione

Secondo uno studio canadese citato nell’articolo apparso su The Lancet Psychiatry emerge come:

  • tra le donne che soffrono di anoressia il rischio di morte del neonato sia doppio rispetto alle altre donne non affette da questa patologia
  • il rischio di parto pretermine sia 1,32 volte maggiore
  • il rischio che il neonato sia sottopeso alla nascita sia 1,69 volte più alto
  • un bambino nato da una donna affetta da anoressia in gravidanza corra un maggior pericolo di avere malformazioni cardiache e alterazioni del sistema nervoso (es. spina bifida).

Una gravidanza se sono anoressica è possibile?

Anoressia e gravidanza. Se sono anoressica posso avere un bambino?In linea teorica è possibile, ma è necessario indagare approfonditamente lo stato di salute della donna in quanto l’anoressia, soprattutto se protratta a lungo, può avere importanti ripercussioni sulla fertilità. Atteso lo stato di denutrizione al quale va incontro il soggetto che soffre di anoressia l’organismo prende delle “precauzioni” per impiegare al meglio le poche energie che ha a sua disposizione e quindi “taglia” tutte quelle funzioni che non risultano essenziali (es. il ciclo mestruale). Al fine di preservarsi il nostro corpo, non considerando essenziale per la sopravvivenza la funzionalità ovarica, riduce l’attività delle gonadi per indirizzare quelle esigue energie di cui dispone verso gli organi e le funzioni vitali.

Questo non significa che la donna che ha sofferto di anoressia non possa concepire, ma che serve del tempo. Occorre superare la fase acuta del disturbo (sia dal punto di vista medico, sia da quello psichico) affinché le possibilità di andare incontro a una gravidanza aumentino.

Anoressia in gravidanza come seguire al meglio la situazione?

Laddove ci trovassimo dinnanzi ad una situazione di questo genere dovremmo porre, anzitutto, maggiori attenzioni rispetto a quelle che dedicheremmo ad una gravidanza più “ordinaria”. Occorrerebbe un monitoraggio e un supporto medico e psicoterapico frequente, sia durante la gestazione, sia dopo il parto, per evitare che la donna e il feto vadano incontro a complicanze (es. parto pretermine, microcefalia nel feto, ansia generalizzata, depressione, …).

È bene tenera a mente che, per la particolarità del quadro clinico, medico e psicologico, una donna che soffre di anoressia in gravidanza corre un rischio più elevato di andare incontro ad un evento avverso nel corso della gestazione. Tale rischio aumenta se il disturbo alimentare è attivo e acuto nel corso della gravidanza.

Anoressia dopo la gravidanza

Come accennavo in precedenza, il supporto a queste donne ritengo sia utile prosegua anche dopo la gravidanza in quanto le dinamiche rispetto al cibo, al peso e all’immagine corporea non si estinguono con il parto, ma, al contrario, possono riacutizzarsi successivamente.

Una gravidanza porta con sé necessariamente dei cambiamenti corporei, un’immagine diversa, magari un calo dell’umore nel post-partum (che può evolvere in una vera e propria depressione post-partum), una maggiore necessità di controllo legata all’ansia e tutto questo può far ripartire quel meccanismo di controllo/evitamento del cibo.

Mi preme sottolineare che, se prima della gravidanza la riduzione dell’introito nutrizionale, una dieta carente, metodi compensatori, eccessiva attività fisica, … andavano a inficiare solamente la salute del soggetto, tali comportamenti adesso, oltre a costituire un rischio per la salute della donna stessa, rappresentano un pericolo anche per il neonato (es. perdita della montata lattea).

Due note sulla pregoressia

Il termine “pregoressia” deriva dall’unione delle due termini inglesi: “pregnancy” (gravidanza) e “anorexia” (anoressia).

La pregoressia è un disturbo alimentare che ancora non compare nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) e si caratterizza per il timore ossessivo di aumentare di peso durante la gravidanza.

Anoressia e gravidanza. Se sono anoressica posso avere un bambino?L’esordio corrisponde, generalmente, al momento in cui la donna scopre di essere incinta e si sviluppa tutto l’arco della gravidanza.

La donna è fortemente angosciata dalla possibilità di un aumento ponderale, del suo peso corporeo, incontrollato, dal cambiamento fisico e dell’immagine corporea che questo porta con sé. Al fine di contrastare l’angoscia che la abita mette in atto comportamenti volti al controllo ossessivo e maniacale dell’alimentazione e del peso attraverso rigide diete restrittive, spesso fai-da-te – a tal proposito mi permetto di segnalare l’articolo “La dieta mi è sfuggita di mano” -, condotte compensatorie (vomito autoindotto, lassativi, …) e un eccessiva attività fisica.

Tutta questa serie di comportamenti è facile comprendere come mettano a repentaglio la salute fisica e mentale della donna e quella del feto.

 

Se desideri approfondire l’argomento, mi permetto di consigliarti i due testi qui sotto dove troverai una chiara e semplice introduzione a queste tematiche, tanti esempi, spiegazioni e strumenti utili per comprendere meglio queste patologie.

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Dott.ssa Valentina Carretta
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