Obesità infantile in crescita. Televisione e modelli sociali.

Parlare di obesità infantile oggi significa occuparsi di un tema delicato che non coinvolge solamente i bambini, ma anche il sistema familiare, la scuola e la società.

Obesità e televisione

Soffermarsi sul concetto ultraconosciuto da tutti che stare in cortile a giocare a pallone sia meglio che restare seduti davanti al televisore è prezioso, ma altrettanto ritengo lo sia guardare agli effetti che la televisione può avere sulla psiche ancora prima che sul corpo.
Avete mai provato a guardare i cartoni animati? Ad osservarli bene? Vi siete accorti in quale modo vengano dipinti cibo ed obesità, piuttosto che i personaggi buoni e quelli cattivi?
Se osserviamo attentamente cosa guardano alla televisione i nostri figli, ma non solo, potremo ben accorgerci di come siano (e siamo) costantemente e ininterrottamente esposti al cibo, al parlare di cibo, alla promozione nauseante di un’ideale di bellezza, successo e affermazione sociale coincidente con la magrezza, dove solo chi è fisicamente perfetto può aspirare a raggiunge il successo.

Modelli sociali e fattori di rischio

Tutto questo è un potenziale fattore di rischio nello sviluppo e nel mantenimento del sovrappeso, dell’obesità, ma anche di altri disturbi alimentari (anoressia, bulimia, BED, …), oltre che di una progressiva diminuzione dell’autostima e del senso di autoaffermazione.
Ovviamente non è sufficiente la sola esposizione alla televisione, ai giornali, ai manifesti pubblicitari e alle riviste perché un soggetto sviluppi un disturbo alimentare. Perché ciò avvenga dobbiamo trovarci davanti ad un insieme di fattori sfavorevoli.

L’importanza dell’aspetto psicologico

La comunità scientifica si è ben accorta di come un semplice approccio dietologico restrittivo, non accompagnato da un percorso psicologico, porti solamente al fallimento tanto da spostare, finalmente, l’attenzione dal mero calcolare quante calorie un bambino, un ragazzo assuma, all’importanza di sviluppare stili di vita sani unitamente al dare rilievo agli aspetti psicologici ed emozionali connessi al cibo e all’atto nutritivo.
Pensiamo, ad esempio, alla dinamica “cibo-premio”. Se il cibo è vissuto dal soggetto come premio, come gratificazione, il toglierlo o ridurlo drasticamente potrebbe indurre una risposta compulsiva verso altri oggetti (alcol o droghe, ad esempio).
Risulta pertanto fondamentale non sottovalutare gli aspetti psicologici connessi a sovrappeso e obesità in quanto, quel numero sulla bilancia, forse viene a dirci molto di più di quel che pensiamo sulla salute dei nostri figli (per ulteriori approfondimenti mi permetto di rimandare al mio testo “Obesità, sovrappeso e disturbi alimentari: una lettura psicoanalitica.”).

Obesità infantile: nuovi dati europei

Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica a cura dell’Istituto Superiore di Sanità presenta dei dati, aggiornati al 2/5/2019, sul tema e dell’obesità nei bambini che ci consentono di scoprire come, tra i Paesi europei dell’OMS, la percentuale di bambini obesi continui a essere alta con picchi di obesità infantile grave, soprattutto in quelli di sesso maschile.
In Italia l’obesità infantile tocca il 4,3%, come rivela l’OMS in “Severe obesity among children aged 6-9 years”.

Curiosità: Allattamento al seno e obesità

Le ricerche presentate sul portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica a cura dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano, inoltre, come l’eccesso ponderale sia maggiore fra chi non è stato allattato al seno (16,8%) rispetto a chi lo è stato (9,3%).
A tal proposito, anche l’OMS sottolinea come più a lungo un bambino sia stato allattato al seno, maggiore sia la sua protezione dall’obesità.

 

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Dott.ssa Valentina Carretta
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