Psicologo e nutrizionista: la rete nel trattamento dei disordini alimentari

Lo psicoterapeuta che segue persone con disordini e/o disturbi del comportamento alimentare può trarre importanti e preziose indicazioni dal lavoro in equipe con un nutrizionista. Questa figura può accompagnare il paziente in una più dettagliata conoscenza del suo corpo e nell’incontro con gli elementi che compongono quel numero che appare sulla bilancia.

La figura del nutrizionista

La nutrizionista, professionista spesso consultata prima della psicologa, è in grado di notare la particolare modalità del soggetto di rapportarsi al proprio corpo e alla propria immagine corporea e di cogliere quei piccoli messaggi, quei segnali di disagio che potrebbe essere fruttifero interpretare per aumentare il benessere del soggetto e consentirgli di migliorare il rapporto con il proprio corpo. Nella mia pratica clinica, la collaborazione con la dott.ssa Elena Gerli (Una nutrizionista per amica) si è rivelata estremamente fruttifera nel trattamento di persone con disordini e/o disturbi alimentari dal momento che la sua competenza in questo ambito è riuscita a rassicurare e accompagnare i pazienti in quel tratto di strada che riguardava l’aumento o la diminuzione del loro peso. Supportare una persona che inizia un percorso nutrizionale partendo anche da una dialettizzazione dei suoi gusti e delle sue abitudini consente una maggiore aderenza al piano alimentare proposto e migliori risultati, a lungo termine, laddove questo percorso sia inserito in un intervento ad ampio spettro che tenga conto degli aspetti emotivi legati al cibo.

Interrogare il comportamento alimentare

Vi sono dei disordini alimentari che caratterizzano la vita di ciascuno di noi senza configurarsi come un disturbo del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità, …) (per ulteriori approfondimenti si rimanda all’articolo “Disagio alimentare o disturbo alimentare? Interroghiamoci…”), ma che sono, tuttavia, degni di un approfondimento psicologico al fine di comprendere cosa si nasconda dietro a questo disordine che infastidisce il soggetto e lo conduce alla consultazione di una nutrizionista. Un breve approfondimento su questo tema può consentire al soggetto di conoscere meglio alcuni aspetti di sé e far sì che il nuovo regime alimentare al quale si sottopone per aumentare o diminuire la sua massa ponderale sia inserito all’interno della sua storia soggettiva e più semplice da portare avanti, non più come una fatica, ma come uno stile di vita.

Rischi di una dieta fai-da-te

Spesse volte può capitare di voler fare da soli e di intraprendere una dieta senza farsi accompagnare da una figura specialista e, per quanto possano anche raggiungersi buoni risultati in termini di dimagrimento, vi sono dei rischi non trascurabili a cui prestare attenzione, ad esempio:

  1. mancanza di equilibrio nel percorso di dimagrimento può creare scompensi al nostro organismo
  2. una restrizione calorica non controllata priva il nostro organismo di nutrienti importanti
  3. rallentamento del metabolismo
  4. abbassamento del tono dell’umore e maggiore irritabilità
  5. cambiamento troppo repentino della propria immagine corporea senza che vi sia un “allineamento psicologico” a tale cambiamento
  6. mal di testa ed eccessivo affaticamento
  7. perdita di densità ossea
  8. sviluppo di un disturbo alimentare

Al fine di approfondire questo tema e di prendere consapevolezza degli effetti di una dieta fai-da-te mi permetto di rimandare all’articolo “La dieta mi è sfuggita di mano. Donne e magrezza.”

La preziosità del lavoro in rete fra professionisti

La nutrizionista che ha sviluppato una certa sensibilità alla problematica dei disturbi del comportamento alimentare, e collabora in rete con altri professionisti, può configurarsi come una risorsa preziosa in una fase preliminare del lavoro psicologico. Anzitutto può accorgersi, fra i primi, della presenza di indicatori di un disturbo, di difficoltà connesse a questo ambito e a quello dell’immagine corporea, a differenza dei familiari a cui il soggetto tende spesso a celare questo disagio; può magari raccogliere delle confidenze, tutelate dal segreto professionale, del suo paziente; può trovarsi in una posizione privilegiata per fare in modo che si apra una breccia che permetta al paziente di iniziare a soffermarsi e ad interrogare questo sintomo per vedere se si tratta di un sintomo parlante. Alcune pazienti hanno infatti evidenziato come sia stato proprio questo suggerimento inaspettato da parte della loro nutrizionista a dare il via ad una serie di riflessioni che le hanno poi condotte a chiedere un appuntamento per un consulto psicologico.

La nutrizionista attenta al soggetto nella sua complessità non si limita, quindi, a consegnarli il numero restituito dalla bilancia e ad indicargli cosa debba o non mangiare, ma, attraverso i suoi strumenti peculiari, ad esempio l’esame bioimpedenziometrico, è in grado di presentare al soggetto il suo peso e gli articolati elementi che lo compongono e di renderli elementi parlanti.

Puntualizzando, potremmo dire che la nutrizionista aiuta il soggetto a non ridurre tutta la questione ad un semplice numero, mentre la psicologa aiuta il soggetto ad articolare un discorso attorno a quel numero e a ciò che questo significa per lui.


Nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare il lavoro d’equipe fra diverse figure professionali è necessario e fondamentale per una presa in carico globale del soggetto. Si rimanda ad altro articolo sul tema dal titolo “Dentista e psicologo: l’importanza del lavoro di rete nel trattamento dei disturbi alimentari”


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Ti ricordo che la dott.ssa Valentina Carretta collabora con la dott.ssa Elena Gerli, (ma anche con la tua nutrizionista, se ne hai già una che ti segue), un’esperta biologa nutrizionista che si avvale della analisi impedenziometrica, con Studio in Cernusco sul Naviglio, per meglio assistere quei pazienti che facciano richiesta anche di un percorso nutrizionale in affiancamento al percorso psicologico.


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Dott.ssa Valentina Carretta
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