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Psicologa Psicoterapeuta - Specialista in Psicoterapia Psicoanalitica - Cultore della materia Università Cattolica

ARFID: disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo

ARFID: disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del ciboCos’è l’ARFID? Cos’è il disturbo evitante restrittivo dell’assunzione del cibo?

L’ARFID fa parte dei disturbi del comportamento alimentare, elencati nel DSM-5 nella sezione “Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione”, e si caratterizza per essere un disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo, infatti ARFID è l’acronimo di Avoidant restrictive food intake disorder.

L’ARFID è ancora una patologia poco conosciuta e quindi poco diagnosticata. È caratterizzato da una persistente incapacità di soddisfare adeguatamente i bisogni nutrizionali e/o energetici. Questo comportamento porta quindi con sè delle conseguenze clinicamente significative atteso che la persona che ne soffre si trova a mangiare una gamma significativamente ristretta di cibi. Ad esempio, nei bambini, il piccolo assume solo alimenti passati o frullati, oppure seleziona i cibi da assumere in base al colore scartando tutti quelli che non hanno una determinata tonalità o consistenza.

Da un certo punto di vista, potremmo considerare l’ARFID come una nuova forma contemporanea di ipocondria: ipocondria alimentare.

Differenza fra ARFID e anoressia

Anzitutto dobbiamo dire che non bisogna confondere l’ARFID con l’anoressia nervosa anche se gli effetti sul corpo possono essere molto simili. I soggetti che soffrono di ARFID non sono ossessionati dal peso corporeo o dalla forma fisica, non hanno una distorsione della propria immagine corporea, come avviene nell’anoressia, non sono terrorizzati all’idea di mettere su peso, anzi, magari lo desiderano, attesa la loro magrezza. Il dimagrimento, nell’ARFID, è una conseguenza di questo comportamento evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo.

Un’altra differenza fondamentale attiene il fatto che chi soffre di ARFID è consapevole di questo disturbo, lo riconosce e vuole uscirne e risolverlo.

Quando e in chi si manifesta

Questo disturbo può manifestarsi a qualsiasi età. La clinica mostra una prevalenza nella fase dell’infanzia e dell’adolescenza.

L’ARFID, mostrano i dati attuali, colpisce per il 40% il sesso femminile e per il 60% il sesso maschile.

ARFID: cause del disturbo evitante restrittivo dell’assunzione del cibo

L’eziologia, ovvero le cause, sono di natura multifattoriale. Le persone che soffrono di questo disturbo temono che un determinato cibo possa fargli male e, pertanto, iniziano progressivamente a selezionare, riducendo significativamente, i “cibi consentiti” (così come li definiva una mia paziente). Tale selettività e, purtroppo, alimentata anche dal bombardamento mediatico al quale siamo esposti che spinge verso una direzione, piuttosto che un’altra, spesso senza neanche un fondamento clinico, ma in base alla moda del momento. Tutto questo genera fobie e paure immotivate e irragionevoli intorno a determinate categorie di cibi. Unitamente alla pressione dei media non bisogna sottovalutare l’influenza del contesto nel quale la persona vive, ad esempio, una condizione di instabilità e labilità emotiva, precarità relazionale, e situazioni che possono essere state vissute come traumatiche, ad esempio, aver rischiato di soffocare o la prima volta che si è vomitato.

Conseguenze dell’ARFID

L’ARFID, laddove non venga riconosciuto e trattato per tempo, può avere serie conseguenze sia sul fisico sia sulla socialità, come tutti gli altri disturbi del comportamento alimentare. Soffermandoci in particolar modo sulle conseguenze psicologiche di questo disturbo notiamo come questo possa indurre a diminuire le occasioni di socialità legate ad aperitivi, pranzi e cene, per evitare che gli amici, i parenti, scoprano questa difficoltà. L’effetto sul soggetto è quindi un aumento dell’ansia e del disagio provato di fronte ad un invito.

Cosa fare, ovvero non sottovalutare i segnali

Anzitutto è importante non sottovalutare i segnali e non sminuirli. Questo disturbo, di recente riconosciuto, insorge prevalentemente nei bambini, ma non solo. Diventa quindi fondamentale non scambiarlo, come tutti i disturbi alimentari, per banali capricci in quanto questo comportamento porterebbe ad una sottovalutazione della questione, ritardando la consulenza con uno specialista e un’eventuale diagnosi e intervento precoce.

Non bisogna pensare che questo disturbo, come tutte le patologie del comportamento alimentare, possano risolversi da sole, con il passare del tempo o con la sola forza di volontà. Purtroppo non è così. È necessario un intervento specialistico.

Cosa bisogna fare per guarire dall’ARFID? Rivolgersi ad uno specialista.

ARFID come si cura

I disturbi del comportamento alimentare possono essere superati. È possibile guarire dai disturbi alimentari, ma è necessario rivolgersi ad uno specialista per valutare insieme la situazione e avviare un trattamento multidisciplinare (per ulteriori informazioni sulla multidisciplinarietà mi permetto di rimandare al mio Mini Books “L’importanza dell’equipe terapeutica multidisciplinare nel trattamento dei DCA”).

L’approccio clinico che incontrerai nelle nostre sedute è di tipo psicoanalitico lacaniano. Cosa significa di preciso? Significa che il principio basilare che orienta la mia pratica analitica è l’attenzione a quel che il paziente dice, al testo del paziente. Il colloquio psicoanalitico è caratterizzato dall’ascolto in quanto al centro vi è la parola del soggetto e non il sapere dello specialista che eclissa il discorso del paziente. Durante le sedute sono interessata a cogliere il senso singolare che ciascun paziente attribuisce ai suoi sintomi per poterlo aiutare. Pongo al centro l’ascolto per valorizzare la parola del soggetto e la posizione dalla quale questi dice ciò che dice.

 

Il disagio legato a quanto stai vivendo in questo momento può essere superato. Se pensi di soffrire di disturbi alimentari puoi affrontare e superare questa problematica parlando con una specialista preparata che ti aiuterà stando al tuo fianco senza giudicarti.

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Dott.ssa Valentina Carretta
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